All’origine dei differenziali salariali di genere nel settore non profit. il caso delle cooperative sociali italiane

  • Federica D’Isanto
Parole chiave: differenziali salariali, segregazione, discriminazione, di genere, mercato del lavoro sociale, settore nonprofit

Abstract

L’elevata quota di lavoratrici nelle organizzazioni non profit potrebbe indurre a rite-nere le cooperative sociali un luogo ideale per la manodopera femminile, proprio perché in questo tipo di istituzioni le donne avrebbero maggiori possibilità di impiego e mag-giori opportunità di accedere a posizioni di potere organizzativo (data la peculiare natu-ra democratica che caratterizzerebbe tali istituzioni). Sebbene l’aumento della parteci-pazione femminile nel mercato del lavoro sociale abbia un impatto positivo sul tasso di crescita dell’economia, è stato dimostrato che la predominanza delle donne nel settore nonprofit non solo non riesce sempre a tradursi in un’attenuazione delle discriminazioni di genere in termini di carriera, retribuzione e accesso a ruoli di comando, ma rischia anche di implicare, tramite la mancata valorizzazione del loro apporto, la svalutazione economica dell’intero settore. I dati, infatti, confermano la presenza di potenti meccani-smi discriminatori rispetto al genere, tanto più sorprendenti quanto più si consideri l’elevata presenza di donne tra i lavoratori di queste organizzazioni.In Italia nel 2007 è emerso che il 74% della forza lavoro nel settore nonprofit era co-stituito da donne.Questo lavoro ha due obiettivi. In primo luogo (e per la prima volta nel contesto ita-liano), si propone di studiare le caratteristiche di questa composizione femminile della forza lavoro, utilizzando la banca dati ICSI 2007 (Indagine Cooperative Sociali Italia-ne); in secondo luogo, di analizzare il rapporto esistente tra differenziali salariale di ge-nere e segregazione.I principali risultati sono che anche nel settore non profit esiste un differenziale sala-riale di genere di circa il 16% in favore degli uomini (dato conforme alla media degli altri paesi europei); che esiste la segregazione femminile (orizzontale e verticale) e che questa spiega quasi interamente l’esistenza di questo differenziale salariale.

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Federica D’Isanto
Federica D’Isanto, laureata in Giurisprudenza, avvocato, dottore di ricerca in scienze economiche. Ha un assegno di ricerca allUniversità degli Studi di Napoli Federico II, Facolta’ di Scienze Politiche, dove si occupa di mercato del lavoro, occupazione/disoccupazione femminile e giovanile, approccio delle capacità.L’analisi sui differenziali salariali di genere nel settore sociale e sulla femminilizzazio-ne dei lavori poveri, la hanno portata ad approfondire la tematica della segregazione femminile nel mercato del lavoro. Ha conseguito un master in economics presso l’Università di Essex, in Colchester (uk).Di recente ha curato in qualità di gender and youth local focal point, la giornata dei giovani e delle donne nell’ambito del Wuf 6 (World urban forum) organizzato da Un-habitat (agenzia delle Nazioni unite).
Pubblicato
2013-01-08
Come citare
D’Isanto, F. (2013). All’origine dei differenziali salariali di genere nel settore non profit. il caso delle cooperative sociali italiane. La Camera Blu. Rivista Di Studi Di Genere, (7), 143-164. https://doi.org/10.6092/1827-9198/1370
Sezione
Materiali